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Regali Doc, sull’Etna per conoscere i vini della Cantina Nicosia/2

Per la rubrica Regali Doc, oggi vi portiamo in provincia di Catania, per conoscere le Cantine Nicosia, una delle aziende più interessanti del panorama vitivinicolo siciliano. Ci troviamo a Trecastagni, piccolo borgo sulla sponda sud-orientale dell’Etna, una tappa obbligata per chi volesse visitare uno degli angoli più affascinanti della Sicilia, dove la natura selvaggia del Vulcano lascia estasiato il visitatore.

Vi offriremo dei consigli sul bere, ma senza alcuna intenzione specificatamente tecnica;  ciò che possiamo e desideriamo fare, scrivendo di vino, è narrarvi  le emozioni  che un buon bicchiere suscita in noi, perché dietro ogni bottiglia c’è la storia, l’impegno e il sacrificio di Uomini e di Donne. Per questa ragione, Forchetta e Coltello ricerca attivamente, su e giù per l’Italia, quelle etichette che emanano  la passione di chi ama il proprio lavoro.

Quando siamo arrivati in cantina, una sera di mezz’estate, abbiamo avuto il piacere di degustare una selezione di vini all’interno del cuore pulsante dell’azienda: la cantina, ovvero il ristorante-sala di degustazione. Qui, tutto è curato nei minimi dettagli per accogliere chi, dopo una giornata su e giù per i pendii del vulcano, tra boschi di castagno e pino, è bramoso di coccolarsi con un’ottima annata.

Cinque generazioni di viticoltori, fino a Carmelo Nicosia, che insieme ai figli Francesco e Graziano, ha portato avanti un progetto di rinnovamento, nel segno indistinguibile dell’amore per la propria terra, fra tradizione e modernità.

In contrada Monte Gorna nascono i terreni dell’azienda, in una zona molto ricca dal punto di vista minerale per la presenza di sabbie laviche, luogo ideale per uve come il Nerello Mascalese e il Cappuccio che danno vita all’Etna Rosso, un vino dal colore rosso rubino,  perfetto in abbinamento a carni rosse. Un buon rosso, espressione e anima di quell’Etna, tanto presente nell’immaginario collettivo nella sua duplice natura di luogo solare ed infernale al tempo stesso.

L’azienda ha pensato anche ad una linea di ‘bianchi’: Catarrato, Insolia, Grillo, Chardonnay ed Etna Bianco, frutto dei vitigni autoctoni dell’Etna. Leggeri ma freschi e seducenti al palato.

Ci piace concludere, consigliandovi di degustare, o in fondo perché no regalare, il Cerasuolo di Vittoria Fondo Filara DOCG, i cui vigneti si allevano sui terreni sabbiosi di Vittoria, in provincia di Ragusa. Una selezione esclusiva, di vini di grande eleganza e personalità, la massima espressione del territorio a testimonianza della qualità che questi vini hanno raggiunto grazie all’impegno costante in vigna e in cantina. Un vino da degustare per accompagnare carni rosse e formaggi stagionati, come il Ragusano Dop qui in foto.

Nicosia

Via Luigi Capuana, 49 – 95039 Trecastagni (CT)

tel. +39 095 7806767

fax +39 095 7808837

info@cantinenicosia.it

http://www.cantinenicosia.it

A Rovato in provincia di Brescia, per conoscere la Grappa Evo

Metti una sera a cena, un tavolo con otto persone che non si conoscono, un buon bicchiere di vino rosso ad accompagnare una piacevole chiacchierata, ed è lì, che facciamo la conoscenza di Marcello Bruschetti, co-fondatore dell’azienda Evo.

Oggi, vi portiamo a Rovato, in provincia di Brescia, per conoscere com’è fatta una vera grappa artigianale.

La Grappa Riserva Evo nasce dall’incontro fortuito di due persone complementari: Luciano Brotto, e per l’appunto, Marcello Bruschetti. Due personaggi, da anni nel mondo enologico, che decidono un giorno di andare oltre i confini dello scibile per sperimentare qualcosa di nuovo.

L’esperimento è semplice: cercare di capire quale interazione possano avere due legni autoctoni, il Rovere francese e quello Americano. Legni che interagiscono in modo tale da condizionare totalmente le caratteristiche organolettiche del distillato. Evo nasce proprio da questa idea, un esperimento pienamente riuscito. Quel nome, poi, intende l’Evoluzione della tradizione, come trasformazione della grappa, da semplice distillato a piacere della vita.

Fatta la grappa, serviva la confezione, e così, Bruschetti ha dato vita al progetto Enoglam disegnando una bottiglia e le elegantissime confezioni al fine di rendere l’esperienza Evo più che mai legata all’idea del buon vivere. Evo ed Enoglam, il contenuto e la sua confezione, l’idea di un prodotto sartoriale, studiato nei minimi dettagli, per rendere ogni momento unico, senza compromessi e con lo stile tipico del made in Italy.

Un distillato che raggiunge livelli di eleganza, piacevolezza e raffinatezza mai provati prima, e che rinnega come filosofia aziendale, ogni standardizzazione produttiva. Non fosse altro per la limitatissima produzione che lo caratterizza e lo rende unico. La prima, proposta in questo senso, è l’etichetta XII, dodici nel senso di 2012, anno in cui il prodotto viene presentato e immesso sul mercato per la prima volta, dopo anni di duro lavoro alla ricerca delle migliori selezioni di acquaviti.

Per voi abbiamo degustato la Evo, ma esistono altre due varianti: la Evo XII e la Evo Fumo. Quella provata da noi, una sera di ottobre, era un blend di vinaccia definita “Riserva” poiché riposa almeno 18 mesi in botti di legno. Ciascuna tipologia di legno contribuisce individualmente a conferire una specifica caratterizzazione che dà un’anima ben precisa. Il risultato è quello di un prodotto equilibrato, ricco di profumi e aromi, intenso al gusto e nello stesso tempo delicato e sobrio, un distillato di gran classe solo per veri intenditori.

Ed infine, la Evo ha pensato anche ad un’elegante linea “sigari”,  si tratta di un gioco di parole per indicare una modalità di confezionamento monodose in una provetta di vetro, il cui contenuto è la quantità ideale che l’azienda considera perfetta per un buon bicchiere.

Per approfittare al meglio di questa eccellenza, vi suggeriamo di degustare la Grappa Evo, magari accompagnata da un buon cioccolato extrafondente.

ENOGLAM srl

Via G. Marconi, 7 – 25038 Rovato (Brescia)

http://www.enoglam.com

Regali Doc: a Castelbuono per il panettone Fiasconaro /1

Da oggi su la Forchetta e il Coltello nasce una nuova rubrica che abbiamo deciso di battezzare ‘ Regali Doc’. E sì, perché con il Natale ormai alle porte abbiamo pensato di suggerirvi dieci doni originali da regalare ai vostri cari, per le prossime festività. Un pensiero ad hoc nel segno indistinguibile della Sicilia. Vi consiglieremo dieci piccole eccellenze del nostro territorio facendovi conoscere i piccoli artigiani del gusto.

Abbiamo pensato alla possibilità di acquistare i prodotti attraverso gli e-shop ufficiali, o in alternativa, vi raccomanderemo come raggiungere il punto vendita più vicino.

Il nostro viaggio parte da Castelbuono, un piccolo borgo a 70 km da Palermo. Siamo nel cuore delle Madonie, un luogo magnifico tra i monti e i boschi della Sicilia più autentica. Qui, nel paese dove 91 anni fa nasceva la prima versione del dolce tipico milanese: basso e con la glassa di nocciole del Piemonte, vi facciamo conoscere un orgoglio del made in Sicily: il Bar Fiasconaro, che quest’anno festeggia i 60 anni di attività.

Il locale dei Fiasconaro si trova a piazza Margherita nel cuore del paese, un luogo simbolo per chi ama degustare tutto l’anno i dolci madoniti e dov’è possibile assaggiare il panettone milanese ripensato e rivisitato in chiave siciliana, con particolare cura ai sapori della terra, alla tradizione e al rispetto dei tempi della natura.

Dietro questa eccellenza tutta siciliana, c’è Nicola Fiasconaro che, insieme ai fratelli Fausto e Martino, ha ereditato la passione e l’arte di famiglia tramandata dal papà Mario. I panettoni sono buoni, soffici e dal gusto ricercato. La chiave del successo è nella lievitazione lenta, una lavorazione che dura 36 ore e non prevede l’aggiunta di conservanti o additivi che possano in qualche modo snaturare il processo di fermentazione della pasta acida garantendo qualità e fragranza nel pieno rispetto delle tradizioni dolciarie. Il processo di lievitazione naturale comincia il giorno prima dell’impasto per offrire caratteristiche qualitative, a livello di leggerezza e fragranza, uniche e ineguagliabili.

Per fare un buon panettone sono necessari tre giorni di lavoro tra lievitazione, cottura e conservazione. Una catena produttiva che riesce a sfornare 7000 panettoni al giorno, rispettando la rigida filosofia di una produzione artigianale che non prevede scorciatoie o trucchi. E poi, ci sono loro, gli ingredienti della tradizione siciliana: le arance candite, l’uva sultanina, la crema di cacao, le mandorle di Avola, il vino Marsala, il pistacchio di Bronte, le nocciole e la crema di caffè.

Dovete solo scegliere il prodotto che più incontra i vostri gusti. Per voi, Fiasconaro ha selezionato 5 gamme di lusso custodite in eleganti confezioni.

Partiamo dalla linea Classica: la scelta va dal panettone tradizionale con i canditi a quello con le Mandorle o le Nocciole e il Pandorato, il felice connubio tra panettone classico e pandoro veneto.

La linea Oro, con ben cinque versioni differenti. La novità 2013 si chiama Oro di Manna, e poi ci sono: Oro Bianco con una deliziosa e avvolgente crema di mandorle d’Avola, Oro Nero con gocce di cioccolato e una crema al caffè che potrete spalmare golosamente sulla vostra fetta e Oro Verde con una voluttuosa crema di pistacchio di Bronte.

Ma non è finita qui, per gli amanti dell’ora del tea, la linea alla Frutta con tre specialità: Pere&Cioccolato, Mediterraneo e Frutti di bosco. Immaginatevi a sorseggiare una fumante tazza di tea nero con una di queste delizie ed, in un attimo, risorgeranno dall’oblio tanti piccoli frammenti del vostro ‘tempo perduto’, di proustiana memoria.

Chiudiamo questa carrellata con altre due linee: il Zero Zero latte, prodotto con “Burrolì”, un grasso vegetale alternativo a quello animale, con canditi d’arancio e uvetta aromatizzata al Marsala e Zibibbo, e infine, il panettone Biologico, i cui ingredienti provengono da agricoltura biologica.

Il Panettone Oro di Manna, è la specialità della produzione 2013, appena insignito del premio ‘Prodotto innovativo 2013’. Il connubio tra panettone e manna è veicolo di antichi sapori e mestieri, riscoperti, rivalutati e rielaborati con gusto e passione. La manna prodotta esclusivamente in Sicilia, nella zona di Castelbuono e nelle Madonie, è un prodotto alimentare unico nel suo genere, ottenuto tramite l’incisione, con il mannaruolo, nella corteccia degli alberi e che permette la fuoriuscita della linfa con cui si realizza questo dolcificante naturale utilizzato sin dall’antichità per la realizzazione di dolci. Il tutto ricoperto di glassa bianca e colata di mannetti.

Una delizia per il palato che coinvolge tutti i sensi, un motivo in più per averlo sulle vostre tavole. Pensiamo possa essere un regalo speciale, per veri intenditori, da degustare, magari davanti al camino con un calice di bollicine italiane.

Foto Bartolo Chichi 

Fiasconaro S.r.l.

P.zza Margherita. 10
90013

Castelbuono (PA)
Italia

0921.677132

http://www.fiasconaro.com

Per sapere in quale punto vendita a Voi più vicino acquistare i prodotti Fiasconaro o per qualsiasi altra informazione potete contattare il numero verde:

800.929971

A Paestum, per degustare la mozzarella di Bufala Dop

La Forchetta e il Coltello sempre attenta alla ricerca delle eccellenze presenti nel nostro territorio, oggi fa tappa a Paestum, in provincia di Salerno, per conoscere più da vicino l’Azienda Agricola Barlotti.

Parliamo di un’azienda che vanta una storia centenaria, legata fortemente al territorio. Ed è qui, tra i favolosi templi greci e il mare cristallino che nasce una delle più antiche realtà produttive della Piana del Sele di Paestum. In quest’area, le fertili terre, il clima mite e le brezze marine hanno creato un perfetto habitat naturale per il pascolo delle bufale, da cui viene prodotta la tipica “Mozzarella di Bufala Campana”.

Una ricchissima produzione che va dalla treccia, all’Aversana, passando per la ricotta e la scamorza, perché tutti i prodotti “Barlotti” sono il risultato della passione e della decennale esperienza dei suoi gestori, un’esperienza, che come spesso accade in questi casi, si tramanda di generazione in generazione.

Oggi non parleremo del ristorante, annesso all’azienda, ma preferiamo soffermarci sul Caseificio, vero e proprio fiore all’occhiello dei Barlotti. Se venite da queste parti, fate una passeggiata e scoprite come nasce una delle più buone mozzarelle della tradizione campana.

Fra le specialità aziendali, noi vi consigliamo di assaggiare tre must. Sono tre motivi per cui vi consigliamo di venire a Paestum. La ricotta di bufala, uno dei prodotti di punta dell’azienda, una piacevole rivisitazione della classica ricotta di pecora.

La Treccia, parliamo sempre di bufala, ma qui lavorazione particolare della pasta in una sorta di intreccio la rende unica. Fatevi sorprendere dalla leggera crosta esterna dello spessore di 1mm, dal profumo intenso e dal sapore delicato

Concludiamo, con la “Mozzarella di Bufala Campana” prodotta esclusivamente con latte di bufala intero fresco, di forma tondeggiante e di colore bianco porcellanato. Sono prodotti unici nel loro genere, lavorati manualmente così da ottenere ogni volta qualcosa d speciale .

Soffermatevi a parlare con i proprietari, saranno lieti di portarvi in giro per l’azienda, osservate la produzione, degustate tutto ciò che viene prodotto dal latte di bufala: gelati, yogurt, dolci e piatti a base di ricotta. Un posto unico per gli occhi e per il palato.

AZIENDA AGRICOLA BARLOTTI

Via Torre di Paestum, 1
Capaccio Paestum SALERNO

Tel. +39 0828811146
Fax +39 0828721047

E-mail: info@barlotti.it

http://www.barlotti.it

A Firenze, all’Osteria ‘il Magazzino’ per assaggiare le polpette di Lampredotto

Il nostro viaggio su e giù per l’Italia, oggi fa tappa a Firenze, siamo a piazza della Passera, nel centro storico del capoluogo toscano, tra i vicoli di Ponte Vecchio, vi facciamo conoscere un artigiano del gusto.

Lui è Luca Cai, chef e titolare dell’Osteria Tripperia il Magazzino, in questo piccolo locale rivive la tradizione toscana del Lampredotto. Di che si tratta? Parliamo della quarta parte dello stomaco dei bovini, l’abomaso. Insomma, più conosciuta fuori da Firenze come la trippa. Qui non si arriva per caso, se approdate in quest’osteria è per sperimentare il gusto autentico della cucina fiorentina.

Una lunga tradizione iniziata in strada come “lampredottaro”. Prima di sbarcare nel centro storico di Firenze e portare, in un ristorante, uno dei grandi must dello street food della città.

La svolta per Luca Cai arriva con il Giappone, é lì, durante uno dei suoi viaggi, che ha illustrato magistralmente ai giapponesi le caratteristiche essenziali del quinto quarto in cucina. Una sua invenzione, il sushi di lampredotto.

Se venite qui, prima di sedervi in uno dei dieci tavoli a disposizione, leggete con attenzione il menu, scorrete con lo sguardo ogni voce e ordinate il must della casa: il lampredotto. Lo troverete in tutte le salse per esaltarne i sapori.

Noi curiosoni per natura, abbiamo voluto iniziare subito con le polpette al Lampredotto. Piccoli bocconcini dalla panatura asciutta e croccante, il cui ripieno, morbido e voluttuoso, riserva al primo boccone del commensale un’esplosione di sapore.

Non fermatevi qui, il menù segue un filo logico attraverso un percorso che rivisita la tradizione culinaria toscana. Abbiamo assaggiato, saltando da una portata ad un’altra, guidati dall’ istinto. Dal Fegatino Rocher, passando ai primi solitamente a base di carne, come i ravioli di Lampredotto con cipolla di Tropea, chitarra di carbonara, chitarra di trippaio, le tagliatelle al ragù bianco. In questo turbinío goloso, abbiamo scovato anche un omaggio dello chef alla nostra isola: linguine al pesto di pistacchio di Bronte.

Lampredotto, lingua, tonno di coniglio ci hanno convinto perché si fondono in un mix coinvolgente, tra tradizione ed innovazione, per offrire al cliente più esigente la massima espressione della regione.

La carta dei vini è ricca, soprattutto di etichette regionali, perfette per accompagnare l’intensità delle carni offerte sul menu. Tra queste menzioniamo l’etichetta Pussy Square, un sangiovese omaggio alla piazza dove sorge il locale.

Un consiglio, prima di venire, prenotate. Il locale ha pochi tavoli.

 

Osteria Tripperia Il Magazzino

Piazza della Passera 2/3
50125 Firenze
Tel 055 215969

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A Palermo, Rocky, il Re del panino con la milza

Tra i vicoli e le strade dello storico mercato della Vucciria passeggiamo alla ricerca di nuovi itinerari golosi.

Siamo a Palermo, capitale italiana dello street food, la città che più di tutte le altre ha assorbito, come una spugna, secoli di dominazioni che hanno arricchito la cucina palermitana di innumerevoli sapori, gusti e colori.

Chi vive nel capoluogo siciliano lo sa, il re della Vucciria è il maestro del pane con la milza. Lui è Rocky, ed è uno dei più antichi testimoni del pane ca’meusa. Quattro generazioni di milzari, per uno dei piatti tipici della tradizione culinaria palermitana, l’esempio antesignano dello street food.

A Palermo si mangia un po’ a tutte le ore: arancine, sfincione, panino con le panelle, ma il panino con la milza fa storia a sé. Lo preparano gli ambulanti nei vicoli dei mercati, nelle gastronomie e nelle piccole botteghe del gusto. Da qualche anno, la sua lunga tradizione, lo ha fatto entrare tra gli antipasti gourmet di molti catering ad espressione della tradizione culinaria palermitana.

Se siete curiosi di assaggiare questo piatto, e vi trovate in prossimità della Vucciria, uno dei mercati storici della città, è sufficiente che percorriate gli scalini della discesa Caracciolo, raggiungibile da via Roma. Vi ritroverete nel cuore pulsante del mercato, nelle viscere di Palermo, lì al centro della piazza, tra venditori di pesce carne e frutta, incontrerete anche lui, Rocky, col suo carretto coperto da un tendone rosso che evoca immediatamente le atmosfere sapientemente rappresentate dal maestro Guttuso nella nota opera. Lo troverete lì, ad accogliervi col sorriso di chi porta con sé la storia di un mestiere antico, ed immediatamente pronto a preparare per voi un panino espresso. Rimarrete colpiti dalla sua simpatia ma soprattutto dalla sua volontà, forte, di portare avanti quella che oggi è una tradizione.

La sera quando la piazza si svuota dagli ambulanti e i locali notturni aprono le saracinesche al popolo della notte, Rocky si sposta 50 metri più in là, su Corso Vittorio Emanuele, l’antico Cassaro, la strada più antica della città. Ed è lì, che alla luce del suo carretto, la sua lampada illumina a giorno la zona. Se passate da quelle parti, fermatevi, non ve ne pentirete, mentre vi prepara il panino vi parlerà di lui, della sua famiglia, dell’importanza del cibo di strada e come un Cicerone vi racconterà aneddoti legati alla storia della città.

Il panino è semplice nella sua composizione, ma complesso nella preparazione. La materia prima deve essere di altissima qualità: la milza e il polmone vengono prima bolliti, e una volta raffreddati tagliati in sottilissime strisce, per essere soffritta e saltata nello strutto. Una volta raggiunta la cottura ottimale, la milza viene messa nel panino, ma non in un pane qualunque, in una pagnotta di sesamo, chiamata Vastedda. Una volta pronto, il panino viene strizzato per far colare lo strutto in eccesso, bastano pochi secondi per rendere il pane più asciutto e saporito.

Se lo preferite nella versione maritata, Rocky aggiungerà una manciata di caciocavallo siciliano tagliato a scaglie; o se invece, volete sperimentare il gusto autentico della milza vi toccherà provarla nella versione schietta, aggiungendo una generosa spremuta di limone.

Una volta che lo avrete tra le mani, gustatelo ancora caldo, per scoprirne i profumi e il gusto unico. Il panino con la milza va mangiato in strada, magari mentre si sorseggia una birra e si assapora la tradizione della cucina siciliana.

Il nostro itinerario goloso si ferma qua ma per conoscere meglio il personaggio, vi consigliamo di vedere la puntata del programma ‘Unti e Bisunti’, andata in onda lo scorso luglio sul canale DMAX del bouquet di Sky.

Chef Rubio a Palermo

Qui sotto potete utilizzare lo spazio per commentare e renderci partecipi della vostra esperienza.

Siamo a Napoli, da Sorbillo generazioni di pizzaioli

Parlare di pizza è un argomento complicato e si rischia di incorrere in errore se non si trova il giusto metro di giudizio. Inoltre, un cibo tanto semplice non ammette compromessi perché non si potrebbe accettare una pizza cotta male, con alimenti scadenti o approssimativa nel gusto. No, la pizza è qualcosa che merita attenzione e dedizione, un momento di concentrazione e di riavvicinamento ai sapori genuini. Vi parleremo spesso di pizza, vi faremo conoscere tanti posti, altri ce li farete conoscere voi, altri ancora li giudicheremo insieme, molti pizzaioli a nostro giudizio meritano una visita, perché la loro arte va conservata e tutelata come quella degli artigiani delle botteghe.

Il nostro viaggio tra il Belpaese oggi parte dalla città che per eccellenza è la massima espressione della pizza: Napoli.  Vi portiamo da Sorbillo, una piccola pizzeria nel cuore di Napoli, gestita da Gino e Antonio, due fratelli, una passione comune trasmessa di generazione in generazione, per una delle più buone pizzerie della città.

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Chi sono Gino e Antonio? Li ho conosciuti alcuni anni fa, un saluto fugace e nulla più, andai lì per caso, su suggerimento di un amico che per qualche anno ha lavorato nel capoluogo campano, ma è stato amore a prima vista.

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Gino Sorbillo è il pizzaiolo, l’anima del luogo, apprezzato per la sua verve e il suo eclettismo. Suo padre è il diciannovesimo di 21 figli, tutti pizzaioli. Oggi, nella casa che fu di sua zia Esterina, ha aperto la “Casa della Pizza”, luogo di incontro tra l’anima popolare e quella colta della città, dedicato alla sua famiglia, alla pizza e ovviamente a Napoli. Antonio è il braccio destro del fratello Gino, li accomuna la passione per questo mondo, il lavoro e la voglia di primeggiare.

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#pizza #sorbillo #napoli #ginosorbillo

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Molti si chiederanno cosa abbia di particolare questa pizza. La risposta è tutta qui, nella semplicità dell’impasto, lievitato naturalmente a temperatura ambiente per 24 ore e perfettamente digeribile. Leggera per poterla lavorare con maestria, sottile e con il bordo pronunciato perché deve esserci un cornicione che possa risaltare anche il profumo del forno a legna. Pochi ingredienti ma buoni, che permettono di degustare sapori semplici in un mix incredibile di gusto in un’esaltazione di sapori.

Qui tra le mura di questo piccolo locale vi consiglio di provare la Margherita: pomodoro San Marzano DOP, fior di latte tagliato a fettine o a dadini, basilico fresco di giornata e un filo d’olio. Solo tre ingredienti, per uno dei piatti più semplici ma più completi della tradizione pizzaiola, pochi condimenti capaci di esaltare il sapore dell’impasto. Va gustata lentamente, assaporandola per provare la melodia perfetta che nasce dalla bontà dell’impasto e l’eccellente qualità dei condimenti che la compongono in un’armonia che raramente si può gustare in un piatto.

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#pizza #sorbillo #napoli #ginosorbillo #margherita

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Torneremo a parlare di loro, torneremo a parlare di pizza perché abbiamo voglia di farvi conoscere un’eccellenza del nostro Paese che seppur copiata in tutto il mondo non sarà mai come quella originale.

Pizzeria Gino Sorbillo

Via dei Tribunali, 32 80138 Napoli – 081 446643

Apertura Giornaliera dalle 12:00 alle 01:00, chiusura settimanale domenica a pranzo e cena.

L’alba a Segesta e la magnificenza del teatro nelle prime luci del mattino.

Segesta è un luogo magico, una delle tante perle siciliane sparse qua e là in un territorio ricco di cultura e arte. Eppure, pochi la conoscono, si raggiunge facilmente dall’aeroporto di Palermo, Falcone-Borsellino, una volta scesi dall’aereo basta prendere a noleggio un’auto e percorrere una cinquantina di chilometri sulla A-29 in direzione Trapani-Mazara del Vallo, basta poco più di mezzoretta per tornare indietro nel tempo. In quella Sicilia che ci ha lasciato esempi della più importante testimonianza archeologica greca. Visitandola nell’aprile del 1787, lo scrittore Goethe così la descrisse. «All’estremità di una valle lunga e larga, isolato in vetta a una collina e insieme cinto da rupi, domina lontano un’ampia distesa di terra, ma solo un breve tratto di mare. Il paese d’intorno è immerso in una fertilità malinconica, tutto coltivato, eppure quasi privo di abitazioni umane». Quasi un secolo dopo, era l’estate del 1960, lo scrittore Alberto Moravia arrivò in Sicilia con l’intento di scoprire le meraviglie di questa valle. «Il sentiero pareva essere quello antico, con i gradini a cordonata e le pietre esagonali. A misura che salivo, m’investiva un calore vivificante. Il sole illuminava le rosse colonne fino a tre quarti della loro statura[…], la folta erbaccia che cresceva sul suolo interno del tempio, la vista sfondata delle montagne lontane tra l’una colonna e l’altra, sul capo il cielo dove un tempo era stato il soffitto; e nonostante questi segni di desolazione e d’abbandono, il nessun senso di rovina, l’accordo insomma del tempio con la natura circostante come se fosse stato costruito per starsene così solo e vuoto e non per riti solenni di un popolo vivente; fu questo contrasto, o meglio questa mancanza di contrasto, questa serenità, ciò che mi fece a prima vista impressione», scriverà nel suo report di viaggio per la rivista “Vie d’Italia” del Touring club.

Un viaggio quasi mistico, in quella Sicilia assolata e silenziosa, interrotta solo dal «ronzio degli insetti» la cui magnificenza non è semplice da descrivere con le parole. Segesta è bella da vedere, si può “mangiare con gli occhi” perché è facile trovare in quel luogo l’essenza della Sicilia e si può visitare a ogni ora del giorno perché avrà sempre una luce diversa da offrire a chi le rende omaggio con la propria visita. Calda al tramonto, assolata a mezzogiorno o solare a metà mattinata, a qualunque ora ci andrete vi regalerà uno scorcio indimenticabile, uno scatto unico, mai sarà affascinante come alle prime luci dell’alba, in quel momento in cui sorge il sole e il rosso del cielo lascia spazio all’azzurro del principio del giorno in un rincorrersi continuo con le nuvole bianche.

E se è tempo d’estate, rimarrete affascinati dalla rappresentazione delle Orestiadi, una visione per gli occhi con lo sfondo del golfo di Castellamare e quell’angolo di cielo che cambia colori col passare dei minuti. Se solo la vista mozzafiato del teatro può cambiarvi la giornata, scendendo a valle lungo un sentiero impervio, troverete il Tempio dorico innalzato sulla cima di una piccola collina a ovest della città. Ed è lì, che il confine labile tra Grecia e Sicilia scompare fin quasi a fondersi in una commistione di sentimenti.

Segesta merita una visita, merita qualche ora del nostro tempo sottratto al frenetico evolversi delle giornate. Se passate da queste parti, fermatevi un attimo, scendete dall’auto. Prendete un caffè al bar dell’angolo. Guardate il cielo, poi chiudete gli occhi e inspirate, la magia di Segesta vi avvolgerà.

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#segesta #sicily #viniciocapossela #teatro #sicilia

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Birra Zago, un’eccellenza tra le birre artigianali

A Taormina, durante la prima edizione del Taormina Gourmet Festival, abbiamo conosciuto, quasi per caso girovagando tra gli stand, uno straordinario produttore di birra. Poche parole e tanta passione per il proprio lavoro di Mastro Birraio: lui è Mario Chiaradia ed è il titolare dell’azienda Zago, un piccolo birrificio nato alla fine degli anni ’70 alle porte di Pordenone. L’idea della Zago era quella di una birra che potesse sposare il gusto italiano con la sapiente arte birraia della tradizione europea. Ed è nata così, quasi per caso dopo un viaggio in Belgio, la passione per le “Living beers”, birre Cuvée di doppio e triplo malto, dalle caratteristiche organolettiche uniche, capaci di incontrare il gusto anche dei più sofisticati assaggiatori. Birre artigianali ricche di lieviti e non pastorizzate. Le Cuvèe di Malto Zago sono birre straordinarie, che fanno innamorare già dal primo sorso. Il risultato di un processo di ricerca continuo che mira all’eccellenza, frutto dell’impegno di chi lavora ogni giorno dedicando amore e passione alla birra. Ciascuna Cuvée è unica perché contenendo lievito vivo e rifermentando naturalmente a ogni processo, raggiunge una maturazione di sapori e profumi ineguagliabili che può cambiare anche da bottiglia a bottiglia.

Abbiamo degustato per voi la HY Cuvée, una birra di malto realizzata con lo stesso metodo dello Champagne, seguendo un’antica ricetta, secondo il metodo champenoise che garantisce una rifermentazione in bottiglia. La birra è una chiara da 11% vol., italianissima nello spirito ma belga nella filosofia, servita in bottiglie da champagne per richiamare la loro origine. Al palato si offre in tutta la sua magnificenza lasciando quel suo sapore di caramello, vaniglia e con un retrogusto piacevole.

Immagine

http://www.zago.it

ZAGO S.r.l. Via Einaudi, 18 33080 Prata di Pordenone (PN)

Tel. +39 0434 621583

Fax +39 0434 610222

Marsala città europea del Vino 2013

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Fare il punto sulle tendenze e tracciare gli scenari futuri del mercato vitivinicolo è questo l’obiettivo del 1° Forum Internazionale dell’Economia e del mercato vitivinicolo che si svolgerà nel weekend a Marsala.  Nell’ambito delle iniziative programmate, la cittadina siciliana in provincia di Trapani celebra il riconoscimento assegnatole come Città Europea del Vino 2013.

Da venerdì 15 a domenica 17 novembre si parlerà de “Il territorio: tutela e promozione” anche in vista di Expo 2015 in cui la Sicilia sarà protagonista con uno stand dedicato.

Durante i lavori verrà presentata anche la Carta di Marsala, si tratta di un documento-manifesto che traccerà le indicazioni e alcune proposte operative per il futuro della vitivinicoltura italiana e siciliana in particolare.

Il Complesso Monumentale di San Pietro sarà invece la sede dell’Assemblea nazionale delle Città del Vino, con oltre cinquanta Città del Vino italiane ospiti a Marsala, e del Consiglio di amministrazione e dell’assemblea generale Recevin, La Rete delle città europee del Vino. A contendersi il riconoscimento, quest’anno, sono le due città spagnole di Jerez de la Frontera, famosa per i suoi vini xerès o sherry e Cambados ed entrambe, in occasione del Forum, presenteranno i video promozionali della propria candidatura.